Il Monterosso, storico vino dei colli piacentini

Monterosso Tollara

Alla scoperta del Monterosso a Castell’Arquato, incantevole borgo medioevale tra Parma e Piacenza.

L’occasione è stata la visita al Monterosso Val D’Arda Festival, un evento che ha richiamato trentatrè cantine del territorio che si sono date appuntamento nei vicoli della città, lastricati e acciottolati,  per offrire a tantissimi appassionati di vino un assaggio delle loro produzioni. Non solo bianchi (fermi, frizzanti o spumantizzati), ma anche rossi (gutturnio) in tutti le declinazioni per un’offerta completa e molto articolata.  Ed è stato un successo su tutti i fronti.  Gente a frotte, tante bottiglie stappate e molte acquistate, il Monterosso non ha certo deluso le attese.

Contrariamente a quel che potrebbe lasciar supporre il nome, il Monterosso è un vino bianco, che prende il nome da una collina alle spalle di Castell’Arquato, tipicamente arquatese. E’ poco conosciuto, ma riserva delle piacevoli sensazioni a chi per la prima volta lo gusta. E’ un vino leggero –circa 11 gradi di media-  color giallo paglierino con riflessi dorati e ha un profumo delicato, caratteristico. Il suo sapore è secco, abboccato o amabile, fine e sottile di corpo, tranquillo o vivace. Sono previste le tipologie Frizzante e Spumante.  E’ composto da vitigni  Malvasia di Candia aromatica e Moscato Bianco dal 20 al 50% – Trebbiano Romagnolo e Ortrugo dal 20 al 50% . A formare il Monterosso  possono concorrere anche uve Bervedino e/o Sauvignon ed altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione in Emilia-Romagna fino a un massimo del 30%.  La DOC risale al 1974, e nel  1984 nasceva la DOC  “Colli piacentini” che diventerà successivamente DOC  “Colli piacentini Monterosso Val D’Arda”.

Il Monterosso  amabile ben si accosta alla frutta e ai dolci a fine pasto, mentre il tipo secco è più adatto con il pesce d’acqua dolce, gli antipasti delicati e le minestre asciutte e leggere. Il tipo spumante è da aperitivo o da pasto leggero ed elegante. La storia dice che il Monterosso fu il vino preferito da Papa Paolo III Farnese, vissuto nel 1500, e che il vitigno base, Malvasia di Candia, giunse dall’antica Grecia, dal Peloponneso, da Rodi, e da Creta (Candia). Tra le diciassette varietà di malvasia che sopraggiunsero in Italia la migliore finì nei Colli Piacentini ed in particolare a Castell’Arquato. Antica storia hanno pure gli altri componenti il Monterosso quali il Moscato bianco, il Trebbiano e , pure lo stesso Ortrugo. Il Monterosso viene prodotto da uve provenienti da terreni di diversa consistenza, e da differente tipizzazione.

Ma facciamo alcuni nomi dei vini in degustazione:

Cantina Claudio Terzoni (di Bacedasco Alto): ottimo  Sorsi d’Incanto, una pregevole malvasia aromatica dalle note intense, gustosissimo Stille di Vanità, un rosato molto raffinato e anche Sensazioni d’Inverno, un passito di malvasia premiato al recente Vinitaly.

Cantina Loschi (di Bacedasco Alto): Gabriel, lo spumante da Monterosso e Bellabè, pinot nero rosato frizzante, davvero superbo.

Cantina Passera (di Vigoleno): notevole  il Vin Santo di Vigoleno, dal gusto aromatico e piacevolissimo.

Cantina Leccacorvi (di Castell’Arquato): primeggia un Monterosso dai toni fruttati e dal gusto intenso e aggraziato.

Cantina La Caminà (di Bacedasco Basso): spicca uno splendido Ortrugo Spumante, dalle mille bollicine e uno splendido Gutturnio Superiore molto intenso e profumato.

Cantina Eleuteri Remo (di Bacedasco Alto): orgoglioso Gutturnio dal bouquet forte e deciso.

Gutturnio riserva Eleuteri Remo

Cantina Tollara (di Alseno), un’azienda  giovane ma ambiziosa: davvero gradevole il monterosso in degustazione (foto); meritevole di considerazione è anche il Giorgione, bonarda in purezza, vinificato col metodo dell’amarone, cioè lasciando appassire le uve per due mesi in cassetta, con un riposo in barrique per almeno due anni e con un successivo affinamento in bottiglia. Il risultato è un vino tutto da gustare e da apprezzare, non proprio con il sapore dell’Amarone, ma ugualmente piacevole.

Daniele Acconci

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