Alla scoperta del Soave, nella cantina di Coffele

Alla scoperta del Soave, nella cantina di Coffele

Alzari 2012

Una gita a Soave è stata l’occasione per degustare il bianco per eccellenza, il Soave. E quale migliore luogo di Coffele, che ha la propria cantina e lo spazio degustazioni in un antico palazzo  del XVII secolo, in pieno centro città.  I vigneti dell’azienda, 25 ettari di estensione, sono allocati a Castelcerino, nella parte settentrionale dell’Area del Soave Classico, ad un’altitudine tra i 120 e 380 metri, in una zona esposta a sud che beneficia del sole intenso e della brezza,   circondata da ulivi, alberi da frutta e colline boscose. Oltre al vino Soave Coffele produce anche qualche migliaio di bottiglie di Amarone e di  grappa,  realizzate con le uve provenienti da una tenuta in Valpolicella.  Quasi tutti i  vini di Coffele godono della certificazione bio da un paio di anni, e sono prodotti con un occhio attento sia all’allevamento in vigna, sia nella fase di produzione  in cantina. Recentemente uno dei vini prodotti, il Ca Visco, è stato insignito del premio “3 bicchieri 2016” del Gambero Rosso, una bella soddisfazione per tutti quelli che operano in cantina. L’azienda è stata avviata nell’800 dai genitori di Giovanna Visco, nelle colline di Castelcerino. E’ proseguita con  Giuseppe Coffele e con la moglie Giovanna Visco, ora è gestita dai figli Alberto e Chiara.

La degustazione -lunga e molto interessante- ha preso l’avvio con un millesimato brut Coffele, spumantizzato da un produttore esterno all’azienda, realizzato con uve garganega al 100%. Si tratta di un vino fresco e ben strutturato, molto beverino, indicato per gli aperitivi o gli antipasti.

E’ seguito un tris di Soave, con una verticale entusiasmante. Il primo della serie è stato il Castelcerino, biologico, 100% di uve garganega, vino leggero, morbido, armonico ed elegante, profumato. Il secondo è stato il Ca Visco, realizzato con il 75% di uve garganega  e 25% di Trebbiano di Soave, un mix che dona personalità e piacevolezza al palato. Ma il top l’ha raggiunto, a mio avviso,  l’Alzari, di cui ho avuto modo di degustare due annate, il 2012 (vedi foto) e 2014. Anch’esso formato da uve garganega in purezza, risulta molto piacevole e molto strutturato in quanto realizzato in parte con uve appassite 40 giorni e poi messo ad invecchiare per un anno in botti di rovere. Il gusto di questo vino è un trionfo di sapori fruttati e di profumi intensi, è la maggior interpretazione del Soave. L’Alzari è caratterizzato da  un colore intenso e da un retrogusto di mineralità davvero entusiasmante.

Conclusi i bianchi, ecco sopraggiungere i rossi. Anche in questo caso si è trattato di una verticale degna di nota. Si è iniziato con un Valpolicella 2015, fatto con  uve Corvina, Rondinella e Molinara  fermentato solo in acciaio. L’annata degustata è troppo recente per fornire un commento attendibile, sicuramente sarà da riassaggiare fra un po’. Discorso a parte per il Nuj del 2012 (vedi foto), semplicemente fantastico. Fatto con uve Merlot (75%) e Cabernet Franc e Sauvignon (25%), e maturato in piccole botti,  il Nuj si distingue per la sua struttura imponente, per il suo gusto caldo e appassionato, per il suo bouquet talmente completo e aristocratico da poter essere considerato il padrone della tavola. Il tris di rossi si è concluso con un Amarone dell’ anno 2012 (vedi foto), vino  ancora giovane, ma già in grado di meritarsi il massimo dei voti. Tre anni di affinamento in botte, l’Amarone proveniente dai vigneti della Valpolicella si presenta con suggestioni color rosso intenso, e un bouquet talmente fruttato da perderci i sensi. Vino elegante, severo e poderoso, è da considerarsi adatto sia per una cena importante che per un dopocena da meditazione.

Ha chiuso la degustazione un passito di ottima fattura, il Recioto di Soave Le sponde, che da due anni si fregia della certificazione bio. Si tratta di  un bianco dai mille sentori e dal gusto allegramente zuccherino. Composto da uve garganega, viene ricavato da  grappoli che rimangono ad appassire sei mesi in verticale sulle reti, come una volta.  Il mosto trascorre poi altri sei mesi in barrique. Il risultato finale è eccellente. Il vino ha un colore dorato, e ha forti sentori di frutta, si beve con piacere e lo si gusta a fine pasto o accompagnando dolci o formaggi di alpeggio. Il top di una serie di vini  che sono stati un’ottima scoperta.

Onore e merito al team di Coffele e soprattutto al signor Giuseppe, che ci ha guidato in questa giornata all’insegna del buon vino.

Daniele Acconci

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